Skip to content Skip to footer

Bologna e la sua Chiesa

a cura di p. Gianni Festa e p. Fausto Arici

La città rappresenta, e ha rappresentato lungo i secoli, l’àmbito per il necessario rinnovamento della Chiesa e della pastorale in senso missionario. Non solo. Ma anche l’ambito nel quale la Chiesa, come il lievito e il sale delle parabole evangeliche, ha operato per edificare il corpo di Cristo. La città, intesa in senso largo e complesso, rappresenta, inoltre, l’ambito in cui vivere una fede che sappia misurarsi con la concretezza quotidiana e dove operare per l’umanizzazione del mondo, tenendo fermi due poli di ascolto e di riferimento: la Parola di Dio e la voce, meglio, le sue voci. La città va ascoltata, leggendo le sue trasformazioni attraverso i volti, nella certezza che, come ha detto Papa Francesco, «il Signore è attivo e all’opera nel mondo». C’è un’intima connessione tra annuncio del Vangelo e servizio all’uomo nella sua concretezza storica. Uno stretto legame tra edificazione della Chiesa, nella quale è vivo e presente il Cristo risorto, e la costruzione della società, quale città degli uomini redenti dallo stesso Cristo morto e risorto. Il cristiano è chiamato a vivere la città, il suo essere cittadino, con la consapevolezza che è suo compito contribuire a edificarla e che, nello stesso tempo, deve attenderla con speranza, perché l’opera è più grande di quello che viene affidato alle sue mani.

La proposta di conferenze raccolte sotto il titolo “Bologna e la sua Chiesa” nasce, anzi, è stata ispirata da questo sfondo di riflessione. E trova nella Fondazione Culturale Veritatis Splendor il luogo quasi ideale per essere offerta ai bolognesi, considerato, come è scritto nella pagina di accesso al sito web dell’istituzione, il suo radicamento nella società e nella chiesa locale bolognese. La stessa fondazione viene fatta risalire alla «sinergia tra l’arcidiocesi di Bologna e la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro». Nato con intenti formatori e di animazione culturale e pervasa da un dinamismo eucaristico, quindi comunione e di Verità incarnata, la Fondazione Culturale Veritatis Splendor «si pone al servizio della Chiesa di Bologna […] perchè la conoscenza piena e appagante di Gesù Cristo divenga luce e ispirazione per ogni scelta, per ogni decisione, per ogni situazione nella quale l’uomo deve quotidianamente “giocare” la propria libertà responsabile». A questo radicamento nella chiesa di Bologna hanno pensato i curatori del ciclo di incontri “Bologna e la sua Chiesa” quando hanno progettato la serie di incontri dedicati ad alcuni momenti o svolte decisive della sua storia.

Bologna e la sua Chiesa
Prima serie
La città e i suoi padri: tra carità e spiritualità nel Novecento

Dio vive nella città? Vive ancora nella città contemporanea, quella di donne e uomini così diversi dai cristiani devoti di altre generazioni? La città novecentesca appare l’incarnazione della crescita di un mondo dimentico di Dio e immerso nell’idolatria della tecnoscienza e della padronanza dell’uomo sulla vita. In questa città sembra non ci sia spazio per Dio, per la vita di fede, se non in qualche angolo ben riparato o in qualche spazio residuale. Questa è l’opinione corrente, con cui fare i conti. La risposta alla domanda se Dio vive nella città appare, di primo acchito, negativa. Dio avrebbe lasciato la Babele umana: il secolo breve, il Novecento appare, allo sguardo e all’analisi di molti, il secolo dell’affermazione della modernità laica e secolare, della lotta contro la Chiesa e contro ogni fede religiosa. Così si costruisce la città come spazio del disincanto. E la secolarizzazione avanza con la modernità, secondo un ragionamento da molti condiviso: dove cresce la modernità, indietreggia la religione, perché inevitabilmente le persone si secolarizzano, anzi l’insieme della società diventa secolare. Questa lettura non è stata solo propria del mondo laico, ma è stata anche assunta dai cristiani e dalle loro Chiese: ha informato una pastorale difensiva in talune stagioni o ha spinto alla missione evangelizzatrice in altre, mentre in alcuni momenti ha generato una lettura pessimistica del presente e tant’altro. Il cardinale Bergoglio, nel 2011, sosteneva che «Dio vive nella città e la Chiesa vive nella città. La missione – continua – non si oppone a cercare di apprendere dalla città – dalle sue culture e dai suoi cambiamenti – mentre noi usciamo a predicarle il Vangelo». La Chiesa ha la missione di evangelizzare gli uomini e le donne della città, ma deve anche capirla e porsi in atteggiamento di ascolto verso le sue tante voci. È ciò che hanno compreso alcuni “profeti” della comunità ecclesiale bolognese che, in modo diverso, con la loro azione e la personale spiritualità, hanno contribuito alla nascita di quella “primavera” che ha caratterizzato la città e la chiesa di Bologna nel secondo Novecento, prima e dopo il Concilio Vaticano II. Veri “padri”, don Giuseppe Dossetti, don Paolo Serra Zanetti, don Mario Campidori e don Giulio Salmi, insieme a tanti altri, hanno colto i segni dei tempi e, rigettando ogni “profezia di sventura”, hanno umilmente e con tenacia risposto, ciascuno a proprio modo, all’invito evangelico ad essere lievito e sale nella pasta dell’umanità.

La serie di conferenze “La città è i suoi padri: tra carità e spiritualità nel Novecento” vuole ricordarli e da essi prendere ispirazione perché la loro “primavera” continui a fiorire ancora oggi.

Gianni Festa O.P. , responsabile culturale del progetto

Bologna e la sua Chiesa